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Artiste e artisti 2024|25

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Arianna Pace

Co-Founder (Fixer)

Il corpo è un organo per affondare nell’esterno, come pietra, lichene, foglia*, 2025

installazione, dimensioni ambientali

ferro di recupero, terracotta smaltata, corda da recinzione 

Arianna Pace, con l'installazione ambientale presentata per Sedimenta, affonda e fa affondare: genera una composizione di elementi scultorei che concorrono al disegno di una costellazione inusuale che ibrida le dimensioni di “alto” e di “basso”, gli orizzonti e le prospettive di sguardo. Le sculture diventano corpi indisciplinati che indugiano discreti ma svettanti su di una porzione di territorio, e lo fanno tenendo assieme organico e inorganico, costruzioni antropiche e sedimenti naturali, combinandosi precisamente a quell’immaginario contraddittorio che è peculiare del Delta. La buca scavata abbassa ulteriormente il livello del terreno, già colpito dal fenomeno della subsidenza, e mentre lo fa convoca a sé atmosfere da rituali collettivi che trovano nel sottosopra e nella dimensione sotterranea la propria ragion d’essere. Giocando di ribaltamenti prospettici, sovvertimenti visivi e moti imprevisti, l’artista interroga anche le gerarchie di potere, incanalando una mappatura affettiva che legittima a disattendere le strutture verticali per rivolgersi al sensibile, alla materia sinuosa, seducente e languida. [dal testo di Caterina Benvegnù]

 

Durante la presentazione, l'installazione è stata animata dai gesti della danzatrice Isabel Paladin. 

Il processo di installazione e attivazione delle sculture sarà inoltre documentato tramite un’opera video realizzata in collaborazione con l'artista Daniele Costa.

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BIO

Arianna Pace (Pesaro,1995) è un’artista visiva e ricercatrice di paesaggi. La sua pratica artistica rispecchia il processo percettivo di appartenenza al paesaggio, che avviene in concomitanza dello spostamento dello sguardo su quella parte di paesaggio non immediatamente evidente all’osservatore. Come un palinsesto, la storia dell’essere umano, composta da tradizioni e tracce, si stratifica su quella naturale. L’osservazione che l’artista opera sugli strati del tempo terrestre rivela forme di vita che hanno lasciato una traccia preziosa. Cerca di trasformare la cura della memoria materiale e dello studio scientifico in una forma di sopravvivenza che condivide con chi partecipa del suo lavoro. 

Tra i progetti recenti: “Sedimenta”, Delta del Po (Porto Viro, RO); “News from Nowhere”, Fondazione Filiberto e Bianca Menna (Salerno, SA); “Dalle sculture nella città all’arte delle comunità”, Pesaro capitale italiana della cultura 2024 (Pesaro, IT); A dimora (Londa, IT); Tara Europa Expedition (IT - FR); “Nuovo Grand Tour”, Domain de Boisbuchet (Lessac, FR); BigCi Environmental Awards (Bilpin, New South Wales, AU); Una Boccata d’arte (Rivello, Basilicata IT); Mac (Padova, IT). 

Ha ricevuto riconoscimenti e menzioni speciali nell’ambito di premi nazionali e internazionali, tra i quali: primo premio, YAG/garage, scuola marchigiana (Pescara, IT); premio GNAM, Talent Prize 2024 a cura di Inside Art per il quale la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha acquisito una sua opera, attualmente nella collezione permanente del museo.

Sito web

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Edoardo Aruta

3D Animation Artist (ANterix)

Dove che i pissi i noda più in alto de dove volano gli osei, 2025

installazione ambientale, 14 sculture in bronzo realizzate da calchi di esseri marini (pesci, 

crostacei e coralli)

Il Delta è un luogo interstiziale che il lavoro di Edoardo Aruta interroga attraverso un’installazione diffusa. Le sculture, calchi del reale di creature marine forgiati in bronzo, sono collocate ad altezze stranianti ed insolite su alcuni edifici del territorio: il titolo rimanda infatti a un detto locale, che si riferisce alla vulnerabilità di una terra in cui il piano di campagna si trova sotto il livello del fiume e del mare. 

Eccedenti e danzanti nel vuoto, gli esseri acquatici sono posizionati come a contenere la “scena fissa” della piazza di Ca’ Cappellino, che diventa lo spazio teatrale e prospettico dal quale si dispiega la narrazione su quei luoghi e sulle relazioni che lì si articolano. 

Gli elementi scultorei si fanno iridescenti grazie alle ossidazioni create dall’artista con il fuoco, innescando la riflessione sul conflitto tra fiamme e acque, tra lavoro antropico e il piglio inarrestabile della natura, peculiare di questi luoghi inquieti, incantevoli e perturbanti. 

[dal testo di Caterina Benvegnù]

Parte dell’installazione è ospitata anche presso l'Istituto Tecnico Superiore “C. Colombo” di Porto Viro, in cui Edoardo Aruta ha condotto una serie di workshop rivolti agli studenti e le studentesse delle classi quinte.
 

Un ringraziamento speciale ai bambini dell’Associazione Giovani Esploratori e agli studentə dell’Istituto “C. Colombo”.

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BIO

Edoardo Aruta (Roma, 1981) vive e lavora tra Roma e Venezia. 

Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e l’Università IUAV di Venezia. Ha lavorato come scenografo e scenotecnico in ambito teatrale e cinematografico, contemporaneamente ha sviluppato una pratica artistica che dal 2003 lo porta ad esporre in vari ambiti a livello nazionale e internazionale. Nel 2013 fonda a Venezia il collettivo artistico Gli Impresari insieme a Marco Di Giuseppe e Rosario Sorbello; è ideatore e co-curatore del progetto Cinema Galleggiante / Acque Sconosciute dal 2020 presentato da Microclima nella Laguna di Venezia. I suoi progetti sono stati presentati al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma, alle Gallerie dell’Accademia e alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, al Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina - Museo Madre di Napoli. 

La sua ricerca si concentra sullo studio dei linguaggi dell’arte e su come si determinino in base al rapporto tra individuo e contesto sociale che lo accoglie, strumentalizzando l’atto artistico per fare un’esperienza conoscitiva ed esplorativa dell’ambiente dato. Tale indagine ha portato nella sua pratica l'integrazione di linguaggi eterogenei, dagli approcci più classici della scultura all’installazione, la fotografia, il disegno e la creazione di spazi alternativi.

Sito web

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Valentina Furian

Creative Director (HERO PAS)

Moon, 2025

video HD, colore, suono, 32:9, 16’

con una musica originale di Gildo Turolla e gruppo ocarinistico di Grillara e la partecipazione speciale di: Federico Bernusso, Dea, Benvenuto Fecchio, Chiara Fecchio, Giada Fecchio, Daniele Tessarin, Luciano Pregnolato, Claudio Siviero

In un’atmosfera sospesa sulla soglia tra sonno e veglia, Moon narra di una barca popolata di creature umane e non umane, galleggiante sulla superficie acquatica che cinge l’isola della Batteria e le sue case sommerse e abbandonate, memoria di alluvioni e del fragile equilibrio delle terre del Delta. Il viaggio è una deriva lenta e perturbante, illuminata da una luna piena sanguigna e incombente. In una sorta di western distopico e immaginifico, le immagini in movimento costruiscono una narrazione composita di frammenti enigmatici e poetici assieme: i personaggi – persone della comunità incontrate dall’artista durante il periodo di residenza – ondeggiano in un’atmosfera lattiginosa che sembra corrispondere a una condizione dell’anima, il cui turbamento è pari al magnetismo per quei luoghi irrequieti, vulnerabili, struggenti. [dal testo di Caterina Benvegnù]

 

film editing: Benedetta Marchiori

sound design e musica originale: Guido Modanese

colonna sonora originale: “L’ombra sul fiume”, musica originale di Gildo Turolla e gruppo ocarinistico di Grillara 

camera: Valentina Furian, Daniele Signaroldi

audio: Silvia Brizzi

grafica: Marco Casella

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BIO

Valentina Furian (Venezia 1989) è un’artista visiva la cui pratica, radicata nelle moving-images, esplora la relazione in evoluzione tra l’essere umano e il mondo naturale. Il suo lavoro indaga il confine tra realtà e finzione, adottando un approccio cinematografico che fonde sperimentazione documentaristica e narrazione di finzione. Al centro della sua ricerca vi è l’esplorazione delle relazioni interspecifiche, in cui entità umane e più-che-umane si intersecano, rivelando il selvatico nel quotidiano.

Negli anni ha collaborato con spazi istituzionali ed espositivi sperimentali come: ISCP – International Studio & Curatorial Program, New York, (US); Fondazione Proa, Buenos Aires (AR); Pearl Art Museum, Shanghai (CN); Rencontres Internationales | Paris Berlin, IIC Paris, (FR); Sunaparanta Center for Contemporary Art Goa, IIC Mumbai, (IND); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Cripta 747, Museo Fico – Torino, GAMeC, Bergamo; Biennale Gherdëina, Ortisei; Triennale, Milano; MAXXI – National Museum of XXI Century Arts in Rome, MUSE – Science Museum of Trento, MAMbo – Museum of Modern Art of Bologna, The Blank Contemporary Art – Bergamo, IFE collective, Casa Capra – Vicenza, Fondazione Stelline, Chez PLINIO, Case Chiuse, CareOf, ViaFarini – Milan, Bevilacqua la Masa Foundation, Microclima – Venice, Cinema Visionario – Udine (IT); Goyki3 Art Inkubator, Sopot, (PL); Rotor, Graz, (AT).

Art – Bergamo, Casa Capra – Vicenza, Fondazione Stelline, Chez PLINIO, Case
Chiuse , CareOf, ViaFarini – Milano, Fondazione Bevilacqua la Masa, Microclima – Venezia, Cinema Visionario – Udine (IT); Goyki3 Art Inkubator, Sopot, (PL); Graz, (AT).

Sito web

Residenze 
d'artista

Le residenze d'artista consentono alle tre artiste e artisti coinvolti in Sedimenta di soggiornare nel territorio del Delta del Po per un periodo prolungato e dunque restare, indagare, esplorare, mescolarsi al contesto ed entrare in relazione con le persone che lo vivono, abitano e attraversano. Le artiste e artisti, invitati sulla base delle proprie pratiche e ricerche, lavorano attraverso linguaggi e discipline plurali: interrogano la dimensione di percezione del paesaggio, i processi di relazione situati, i rapporti tra realtà e finzione, i labili confini tra umano e non umano. Lo spazio e il tempo dedicati alla ricerca permetteranno di realizzare un corpus di lavori site e context specific, frutto delle esplorazioni negli ecosistemi e nelle geografie incerte di questi territori.

Sedimenta intende sostenere il lavoro di artiste e artisti supportandoli anche nelle ricerche più sperimentali: proprio per questo il team curatoriale ha deciso di lavorare su invito coinvolgendo artisti mid career e riservando una residenza ad un'artista emergente under 35 selezionata dall'archivio GAI-Giovani Artisti Italiani.

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